domenica 24 marzo 2013

Secondo incipit, sempre senza titolo.

Non appena sentì suonare alla porta d’ingresso, senza neanche guardare attraverso lo spioncino, George aprì. Sapeva già chi sarebbe entrato, l’aveva capito dall’orario della visita e soprattutto dalla vocina che da dietro la porta a tratti entrava squillante fin dentro casa. Juliet entrò imperiosamente non appena l’uscio si schiuse avanti a lei, disse appena “ciao” al vecchietto e si diresse, sempre parlando, direttamente nella stanza di Mildred dove - George lo comprese dal salire di tono della voce della bambina - rinvenne un qualche oggetto che ne aveva attirato l’attenzione. In effetti la piccola uscì subito agitando nel pugno chiuso una boccetta in vetro e argento munita di pompetta che Mildred usava ogni giorno per spruzzarsi addosso la mattina il suo profumo preferito: Chanel n. 5. George non fece una piega proponendo alla piccola in cambio del prezioso oggetto il consueto regalino a sorpresa del giorno. Juliet accettò subito con una smorfietta di apprezzamento. George e Mildred erano insieme da oltre 35 anni e, seppure si amassero ancora appassionatamente, come fanno i buoni anglosassoni dormivano da anni in letti separati, anzi addirittura – da quando ultimamente si erano trasferiti nella nuova residenza - in stanze separate nelle quali a turno, di notte, ed ora (da quando entrambi erano in pensione) anche di giorno, si davano emozionanti appuntamenti d’amore. George, prima di smettere di lavorare ed andare in pensione, usava spesso dire che non c’era pianeta nell’Universo migliore della Terra e che nella Terra non c’è continente migliore dell’Europa, ma che proprio accanto l’Europa vi era un’isola – che sempre all’Europa apparteneva, la Gran Bretagna – dove si trovava il paese più piccolo e più bello dell’intero Universo. - Si chiama “Buco di Hutton”, – diceva a chi lo guardava incredulo – esiste davvero e lì, con la mia Mildred, andremo a riposarci. - Con la liquidazione di George e l’aggiunta di qualche altro penny avevano acquistato finalmente l’oggetto dei loro desideri da sempre, un piccolo cottage in pietra arenaria circondato da un ampio prato e da un piccolo giardino in un paesino composto da tanti altri cottages, che avevano da tempo individuato, navigando nello spazio-web, nella Parrocchia Civile di Hutton-le-Hole, villaggio di 210 anime sito nel distretto dello Ryedale, contea del North Yorkshire, nell’Inghilterra del nord. Lì si erano trasferiti da meno di un anno e, seppure avessero pian piano conosciuto tutti gli abitanti del villaggio, avevano stretto maggiormente amicizia con i genitori di Juliet, coppia giovane con unica figlia, i quali avevano giustificato la loro presenza lì con la ricerca dell’ispirazione perduta di Paul, famoso scrittore di romanzi che – fino a quel momento – erano andati a ruba nel Regno Unito. Per la verità, quella che aveva contribuito alla conoscenza di tutti era stata proprio Juliet che, un bel mattino, aveva suonato decisamente alla porta dei suoi vicini per entrarvi in un turbinio di parole e di simpatiche smorfie, esattamente come descritto poche righe più sopra. Disse che non vedeva l’ora di conoscere i suoi nuovi vicini, che quelli che prima abitavano lì se n’erano dovuti andare perché i due piccoli gemelli che avevano si erano improvvisamente ammalati entrambi ma che non si sapeva di quale malattia e che i genitori li avevano fatti ricoverare nel più vicino ospedale per bambini a Leeds che distava un centinaio di chilometri da lì e che lì gli stessi poi si erano definitivamente trasferiti mettendo in vendita la casa. Fece capire (non richiesta) che quei piccini a lei non piacevano molto … Quella volta non si era infilata in alcuna stanza ma aveva atteso di familiarizzare con i vecchietti per poi gironzolare impunemente aprendo armadietti, porte, cassetti e facendo tante domande, le domande che una bambina di sette anni (come disse di avere) pone normalmente ai suoi nonni. E tali si sentirono un po’ i nostri due – che almeno un sogno non erano riusciti a realizzare nella loro vita a due, quello di una discendenza – accogliendo così la bambina con grande gioia e simpatia e spesso con qualche regalino messo da parte appositamente per lei, per vederla sorridere sgranando gli occhi nel riceverlo. A Juliet infatti non mancavano né personalità né capacità recitative o di seduzione per cui in breve divenne la piccola tiranna di casa Spencer con la partecipazione compiaciuta dei due “tiranneggiati”. D’altronde, oltre che essere dotata di una forte carica di simpatica sfacciataggine, la piccola era carina, sviluppata per la sua età, magra, occhi verdi, capelli rossi di un rosso ramato con curiosi riflessi color verderame che la rendevano decisamente interessante. Certo, i suoi genitori, osservò Mildred una sera, si vedono poco, un po’ come tutti gli adulti del villaggio, ma ecco che se desideri vederli subito li incontri entrambi: basta solo parlarne con i rispettivi figli che loro (i genitori), dopo un attimo suonano alla porta o ti seguono per le stradine del paese fino ad incrociarti per scambiare due chiacchiere. A qualunque ora! Tu George sei in pensione e lo capirei… ma i nostri vicini sono tutti pensionati? Alcuni sono proprio giovani ed hanno figli piccoli…

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