domenica 24 marzo 2013
Terzo incipit.
La voce dura del Boss stava facendo veramente del male al suo cervello.
Molto più delle parole che questi le stava usando: epiteti eccessivi, insinuatori, offensivi. E’ vero che lei cercasse di difendersi quasi passandoci mentalmente sopra, dando al loro contenuto il meno grave dei significati, ma quella voce…
La feriva dura tagliente sferzante definitiva: la signora Nancy Pendrive, dipendente del pluricentenario affermato prestigioso famosissimo studio legale Woodrow & Woodrow di New York, veniva trasferita con effetto immediato dall’Ufficio di assistenza diretta e continua ai legali dello Studio (Legal Network Support) agli Archives (Archives) allocati nei sottostanti sotterranei.
Lei quasi ignorò il contenuto di queste ultime precise parole, poi fece fatica a comprenderlo, ma alla fine l’afferrò, oh come l’afferrò.
Gli Archives, immensi, qualcuno vociferava addirittura indefiniti, erano - per quello che Nancy ne sapeva - un posto a dir poco mefitico; gli impiegati erano tutti anziani, quasi cadenti (addio chiacchierate argentine con la collega di stanza sua coetanea), le voci che circolavano a proposito erano quasi funeree, tristi al punto che la recente richiesta di personale avanzata dal capo degli Archives, dovuta alla modernizzazione di questi tramite scannerizzazione di tutti i documenti contenuti negli incartamenti, era quasi caduta nel vuoto. Nessuno ci voleva andare neanche temporaneamente e neanche con un bonus sullo stipendio…
Per lei poi il trasferimento d’ufficio aveva il significato di essere degradata sul campo, lei avrebbe pagato - oltre al dolore già sofferto per la morte del marito avvenuta tre anni prima in un tragico incidente stradale, ad appena un mese dalla nascita dei gemelli (e almeno questo le aveva dato tanta gioia) - lo scotto che la scomparsa di George aveva significato in quel periodo per la sua esistenza.
Infatti in quei tre anni lei si era così tanto trascurata, nel dedicarsi anima e corpo ai tre gemelli, al punto da ingrassare parecchi chili (non voleva sapere quanti), perdere capelli, vestire in modo approssimativo ed assai poco femminile, e via dicendo.
Né la sua sorella maggiore, nubile, che l’aiutava nella cura dei bimbi come una seconda madre e la sostituiva quando lei era al lavoro, era riuscita ad indurla a prendere una maggiore cura di se stessa.
Le nottate passate in bianco ad accudire i pargoli e – nei ritagli – a piangere il proprio amore perduto, a poco a poco avevano incrinato fisico (persino la voce le si era indurita), fiducia in se stessa e rapporti di lavoro, soprattutto quelli con i suoi capi.
Non riusciva più ad essere la Nancy che era stata fino a tre anni prima: puntuale, intuitiva, disponibile, infaticabile, sempre con il sorriso sulle labbra, carina al punto da far girare la testa a molti dei suoi colleghi ed anche superiori. I quali ci avevano provato spesso con lei, ma sempre senza alcun risultato, anzi lei aveva avuto spesso frasi agrodolci per quei malcapitati: la lingua non le mancava e sapeva bene come usarla dall’alto della sua femminilità.
Purtroppo ora le cose erano cambiate e qualcuno che non vedeva l’ora di vendicarsi, facendo adesso leva sulle carenze di lei sul lavoro (era divenuta l’esatto contrario di prima: poco puntuale, poco disponibile, sciatta, approssimativa, elusiva) voleva togliersi qualche sassolino dalla scarpa.
Così raccolse le sue cose nel classico cartone e tra le lacrime sue e quelle delle sue colleghe preferite che, incredule e spaventate per l’improvvisa decisione assunta dal Boss l’accompagnavano - senza neanche avvertire a casa Dorina che stava come sempre con i bambini – raggiunse l’ascensore e, dal 73esimo piano dove si trovava, raggiunse in pochi secondi il 4° sottolivello stradale dove, appunto, si trovavano gli Archives.
In effetti gli Archives iniziavano sin dal primo livello sotto la strada, la 12^ Avenue, ma il capo di questi, Mr. Acheron, che evidentemente aveva una certa simpatia per le discese agli Inferi, aveva voluto il suo ufficio all’attuale ultimo livello, appunto il quarto.
Se non fosse intervenuta – proprio per economizzare spazio - la decisione di copiare tramite scanner tutti i documenti contenuti negli Archives, le ruspe avrebbero scavato il quinto e forse anche il sesto livello sotterraneo e lì sicuramente avremmo ritrovato l’ufficio di Mr. Acheron, tetro spilungone dalle inquietanti basette alla scozzese.
Il curioso Acheron aveva in quel momento accanto a sé un tipo altrettanto curioso, ossia il suo tirapiedi, Mr. Flegiàs, piccoletto dal volto rubizzo, che a tutta prima sembrava decisamente irascibile e Nancy lo sperimentò subito.
Infatti a costui Acheron la affidò al fine di farle raggiungere l’ufficio a cui era stata destinata, quello dove veniva eseguita la scannerizzazione (termine derivante dall’inglese “scanning” che tradotto suona orribile ma ormai nell’uso comune come tanti altri di origine straniera, da utilizzare solo all’occorrenza, cioè tutte le volte che serve, ma che a Nancy, in preda ad una forte agitazione e con il pensiero rivolto ai suoi bimbi, faceva più che altro pensare all’atto dello scannare, poi si disse che in uno studio legale così serio ciò sarebbe impensabile…).
Nancy appariva come in trance e, immersa nei suoi pensieri, non rispose prontamente ad una domanda del sig. Flegiàs perchè, proprio mentre costui, chiaramente irritato per l’apparente distacco dimostrato nei suoi confronti, stava per iniziare una reprimenda delle sue, nella mente di Nancy si formulò un pensiero che non era suo:
- Mamma. Mamma non preoccupatti, zia Dorina resta connoi, ci stiamo divertendo tanto… -
Ed ancora una volta una voce rabbiosa le ferì il cervello, il suo povero cervello così tanto carente di sonno…
- … cominciamo proprio male, ma già ce l’avevano detto che stava arrivando una…
Lei l’interruppe più per non sentire il volume del suono che per non sentire le consequenziali affermazioni: - Guardi che non mi sento bene: non è stata una bella giornata… -
Mentre Flegiàs sembrò quietarsi, anche perché godeva al pensiero di ciò che la aspettava nel nuovo ufficio, Nancy, con la mente meno dolorante cercò di capire cosa le stesse succedendo, chi aveva sentito… ma no era la confusione che aveva in testa! O uno dei gemelli? E come potev…
- Mamma, mamma, sono io, sono Eugenio. Io ti sento anche adesso, ti sento sempre quando sono sveglio! E tu? Dai, non preoccupatti: stiamo bene, giochiamo ora, prima abbiamo mangiato cozzia. Tu quando veni? –
- Madonna! Allora era vero anche le altre volte che mi sembrava che mi parlasse. Ma come é possibile? Fortuna che almeno loro… -
Pensò fortemente che non sapeva a che ora sarebbe tornata quella sera, che li voleva bene, anche Dorina, diglielo tu, Eugenio, dille che mi hai sentito, non dire come, insomma fai tu Eugenio, io… -
Si zittì perché era entrata nel suo nuovo ufficio: niente di spettacolare, ma...
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